Bangladesh: alle vittime del Rana Plaza non servono risarcimenti, ma riabilitazione

BANGLADESH_(f)_1025_-_Rana_plazaSecondo Action Aid il 94% dei sopravvissuti non ha ancora ricevuto ricompense. Ma il problema più grande è la riabilitazione fisica e psicologica delle vittime, il 63% delle quali ha riportato amputazioni e paralisi. Brillano le iniziative di singoli e privati, ma manca un progetto ufficiale e di ampio respiro, anche per colpa dei “falsi” sindacati.

Dhaka (AsiaNews) – A sei mesi dal disastro del Rana Plaza, il peggior incidente dell’industria tessile mai avvenuto in Bangladesh, il 94% delle vittime non ha mai ricevuto i risarcimenti promessi. A dirlo è Action Aid, organizzazione benefica, che ha intervistato quasi due terzi dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, presentando un quadro preoccupante. Oltre alla questione dei mancati compensi, secondo l’associazione il 92% di queste persone non è ancora tornata al lavoro, e il 63% di chi ce l’ha fatta ha riportato paralisi, amputazioni e altri danni fisici permanenti.

In termini assoluti tuttavia, diversi enti, piccoli imprenditori e organizzazioni hanno offerto il loro aiuto alle vittime. Proprio ieri, per esempio, la Conferenza episcopale del Bangladesh ha donato 1 lakh di taka (circa 1000 euro) al padre di una delle vittime. Primark, catena inglese d’abbigliamento low-cost, sta offrendo un salario mensile a circa 3.300 persone. Quello che manca è un piano di risarcimenti a livello “istituzionale” e non su iniziativa di singoli.

Lo scorso settembre è saltato l’accordo tra alcune grandi ditte e compagnie internazionali e la lega dei sindacati del Paese. Questo è stato molto criticato a livello locale e non, addossando gran parte della colpa agli imprenditori stranieri che facevano produrre i loro vestiti nel Rana Plaza. Tuttavia, il problema risiede anche nei sindacati che interessati a firmare l’accordo, la cui affidabilità è scarsa. I più grandi infatti sono politicizzati; i più piccoli non sono altro che taglieggiatori, che del sindacato prendono solo il nome. Di fatto, ciò che arriva nelle loro mani raggiunge solo una minuscola percentuale di lavoratori. A conferma di ciò, anche il fatto che a spingere per l’accordo economico con le imprese erano molti sindacati non legati al Rana Plaza, che si proponevano come “mediatori” per far arrivare i risarcimenti.

Intanto, lo scorso 22 ottobre il governo del Bangladesh e l’International Labour Organization (Ilo) hanno lanciato una nuova iniziativa per migliorare la sicurezza degli edifici e prevenire l’esplosione di incendi nelle fabbriche. Finanziato da Gran Bretagna e Germania, il piano costa 24 milioni di dollari e sarà sviluppato nei prossimi tre anni.

Progetti a lungo termine, soprattutto in materia di riabilitazione, è ciò che davvero serve alle vittime, molto più che la sola distribuzione di risarcimenti. Anche in questo campo, manca un impegno e una visione comuni da parte delle istituzioni. Ci sono poi realtà individuali che già offrono un servizio di questo tipo: è il caso delCrp-Bangladesh, centro per la riabilitazione dei paralitici fondato nel 1979 a Savar dall’inglese Valerie Taylor. Dopo il crollo del Rana Plaza l’ospedale ha individuato e ricoverato nella sua struttura alcune di queste persone, che hanno subito amputazioni o altre forme di handicap, iniziando a occuparsi della loro riabilitazione fisica e psicologica, e li segue ancora oggi. Grazie al contributo di alcuni enti privati, il Crp riesce a coprire tutte le spese.

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