La Mia grazia ti basta!

o-EMERGENCY-ROOM-facebookQuando andai a letto quella sera era già molto tardi e mia moglie dormiva. Quando mi misi a letto lei aprì gli occhi, e io sorridendo gli dissi: “Buon…buon…” cercavo di dirgli buona notte. Ma non riuscivo, sentivo che la bocca il braccio e le gambe non rispondevano più ai miei comandi. Ero preso da un senso di gioia e pace allo stesso tempo poi mi lasciai andare in un sonno profondo. Mia moglie subito chiamò mio figlio, spaventata e gli raccontò dell’accaduto. Mio figlio mi misurò la pressione che stranamente era bassa. Disse che io stavo dormendo ed ero stanco tanto che russavo e forse era la stanchezza. Alle sette e mezza del mattino, mia moglie mi chiama “Alzati che è tardi, devi andare a lavorare e tuo figlio vuole un passaggio per andare a scuola”. Me lo disse due volte, ma io non le risposi, non potevo, ero in coma. Mio figlio capì subito e chiamò il 118: “Vi prego venite subito a questo indirizzo, mio padre non da segni di vita, è a letto ma non si muove”. In meno di 10 minuti, arrivarono un’ambulanza e una macchina medica. Mia moglie piangeva e gridava, poi chiamò a mio fratello che vive a 10 km da dove viviamo noi. Anche lui arrivò subito e quando mi vide disse a mia moglie: “Uguale a nostra madre quando ebbe uno dei quattro ictus”. Nel frattempo i dottori si consultavano fra di loro e tennero mia moglie fuori dalla stanza. Poi mi caricarono su una barella per portarmi all’ospedale. “Signora” – disse il medico a mia moglie che continuava a piangere – “E’ una emorragia cerebrale, ma non conosciamo il danno, dobbiamo subito portarlo in ospedale”. Se sarei morto non avrei sentito niente, nessun dolore fisico. Tutto questo mi è stato raccontato dopo. Quando arrivammo all’ospedale, dalla mattina fino a tardi pomeriggio, mi tennero sotto osservazione. Poi il medico chiamò mia moglie e mio figlio e disse: “Non sappiamo con esattezza quello che succederà nelle prossime ore, una cosa è certa, suo marito ha il cervello pieno di sangue e non le garantiamo che passerà la notte. Non possiamo nemmeno operare, perché la vena si è rotta all’interno del cervello, ed è impossibile operare lì. Se era all’esterno del cervello avremmo potuto fare un drenaggio, ma così è impossibile. Bisogna solo sperare che il sangue si fermi, poi si asciughi, e allo stesso momento sperare che non abbia altre ischemie”. Mia moglie incominciò a piangere, ma mio figlio disse: “Dottore noi abbiamo dalla nostra parte Gesù e mio padre tornerà a casa con noi”. “Sì” – rispose mia moglie – “Gesù lo salverà”. “Bene” – disse il dottore – “Se avete questa fede ve lo auguro con tutto il cuore, ma io sono scettico per non dire ateo, e vi ho detto com’è la situazione”. Già dalla mattinata, mio figlio e mia moglie incominciarono a chiamare a fratelli e sorelle di tre comunità consorelle della zona, e l’ospedale incominciava a riempirsi di credenti. Ci fu un fratello che disse: “Oggi è lunedì, e il lunedì non c’è culto, chi ci impedisce di andare in chiesa a pregare per il nostro fratello?”. Così una buona parte dei fratelli incominciava ad intercedere per la mia vita. Io ero fra la vita e la morte ed ero in una stanza sempre controllato dai macchinari. Io non capivo e vedevo niente. Tra le altre cose i dottori dissero che il sangue aveva invaso anche la parte che concerneva gli occhi, in pratica avrei potuto rimanere cieco. Era permesso visitarmi soltanto due persone alla volta, ma l’ospedale incominciava ad essere una chiesa, e i fratelli entravano e pregavano ai piedi del letto. Tanto che una sera “il dottore che non credeva in Dio” stava ispezionando le camere degli ammalati, quando aprì la porta e vide una decina di persone che tenendosi per mano pregavano sotto voce. Il dottore rimase meravigliato. Sulle prime voleva sgridare tutti, poi disse: “Beh io non credo ma se voi credete… continuate, soltanto non togliete l’aria al malato, passerò dopo”. Dovevano passare minimo tre o quattro giorni affinché si poteva parlare di scampato pericolo o meno. Ma il giorno dopo, un carissimo fratello usato molto da Dio, andò da mia moglie e gli disse: “Sorella non piangere più, il Signore mi ha rilevato che fra meno di dieci giorni, tuo marito uscirà da questo ospedale sulle sue gambe”. Passarono i tre giorni, io mi svegliai e incominciavo a ricordare chi ero, anche se pensavo di trovarmi in un’altra città. Parlavo un’altra lingua che conoscevo, non l’italiano e a mio figlio lo chiamavo con il nome di mio fratello. Confondevo tutto, se volevo un bicchier d’acqua, dicevo voglio la finestra. Vedevo poco e non riuscivo a leggere, ma ricordavo tutti i miei fratelli e sorelle in Cristo, anche se non ricordavo i loro nomi. Avevo la parte destra immobile, e non riuscivo a parlare, neanche a ricordarmi che lavoro facevo, e non ero capace di seguire un discorso più di un minuto. I macchinari segnavano sempre una forte pressione della minima, sempre sui 200/220 tanto era alta. I dottori dissero a mia moglie che se sarei sopravvissuto, dovevo fare un anno di terapia all’ospedale. Una lunghissima degenza al fine di farmi camminare. Mi trovavo in una stanza chiamata “stroke unit”, una stanza sottoposta al massimo della sorveglianza, per gli ammalati di Ictus. Eravamo in due in quella stanza, io e Giovannino, un uomo di 63 anni che purtroppo morìMa Dio non mente e mantiene le sue promesse. Un giorno entrarono i dottori in camera ed io ero in piedi che camminavo. I dottori increduli mi sottoposero a visite più accurate, la pressione era scesa di molto, la gamba incominciò a riprendersi da sola. “Beh, io continuo ad essere ateo” – disse il medico – “Ma certamente qualcosa è successo”. Mia moglie gli disse – “Dottore noi siamo figlioli di Dio, non sappiamo perché questo sia successo, ma sappiamo che Gesù ci libererà come ci sta liberando. Esattamente dieci giorni dopo il mio ricovero, uscivo dall’ospedale con le mie gambe. La rivelazione del Signore si era avverata. Logicamente anche se sono uscito bene, l’incidente mi ha causato dei piccoli fastidi. Il braccio con la mano destra, d’estate, sono più gonfi e sento questo fastidio. Non posso scrivere più con la mia mano, il cervello e la mano non si collegano bene, non interagiscono come un tempo. Così come il parlare, se parlo piano sono comprensibile, se parlo svelto rischio di impastarmi. Ma poi del resto sono molto indipendente, non ho problemi di sorta, tutti gli organi sono apposto, tutte le mie funzioni altrettanto, ho solo quelle che vi ho appena descritto; un giorno chiesi a Dio il perché di queste mie menomazioni e il Signore mi rispose: “La mia grazia ti basta”. Ed è vero, se non avessi conosciuto Gesù chissà cosa sarebbe successo. I dottori mi volevano dare pillole antidepressivi. Mi dissero che nel mio caso era normale non essere più la stessa persona e gli antidepressivi mi avrebbero aiutato molto. Ma io non li ho mai presi. Ringrazio Dio e ogni singola persona che pregò tanto per me in quei giorni. Quando vado a fare dei controlli di routine e incontro il dottore che mi assistette per tutta la mia permanenza, non mi chiama più per nome, anzi dice: “Ah, ecco il miracolato”. Dio sia lodato

Francesco La Manna – notiziecristiane.com

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