Per un’autentica conoscenze di se, tra psicologia e spiritualità

L’attenzione alla dimensione dell’interiorità ha sempre spinto le scienze della psiche a porre considerazione alla conoscenza dell’io che se da un lato ci ha dato lumi sui processi cognitivi (pensiero), sulle dinamiche affettive (emozioni e sentimenti) e sulle azioni (comportamenti), dall’altro si è prestata ad accrescere una sorta di narcisismo culturale comportando una sopravvalutazione dell’immagine di se. E’ chiaro che una cultura che sopravvaluti il potere dell’immagine, nel senso di apparire, svaluta l’interiorità dell’uomo ne è l’emblema dell’esibizionismo nei tanti talk schow, che per il potere dell’audience, spersonalizzano dinamiche relazionali, familiari, morale e pudore riscontrabile anche nei social net.

La nostra è un’epoca dove è forte il culto dell’apparenza, in essa prevale il ruolo sociale che svolgiamo invece che l’essere. Un bel corpo impeccabile, un linguaggio accattivante, una prestigiosa posizione sociale la fanno da padrone. Forse, possiamo dire, usando una metafora, che è l’era dove conta più l’involucro che il contenuto. L’involucro ci dà solo un’immagine del contenuto e quando è l’involucro ad attirare l’attenzione, il contenuto, ossia l’essenza, passa in secondo piano (P. Riccardi dal libro “Ogni vita è una vocazione per un ritrovato benessere, p. 54 capitolo Essere è meglio che apparire ed cittadella 2014).

È così che il potere dell’apparire diventa il proprio biglietto da visita dove l’immagine si confonde con la parte più autentica e profonda della propria personalità, ma sappiamo come finisce Narciso il quale, condannato a non conoscere mai se stesso, si perde nella propria immagine riflessa sull’acqua (R. Graves, 1992). Più potere assume l’immagine che presentiamo di noi agli altri, più si accresce una sorta di ipertrofia dell’Io, pertanto risulta valido un nuovo approccio alla conoscenza di se che contempli oltre alla conoscenza dell’Io anche la ricerca della spiritualità. Questo significa che ogni movimento verso la conoscenza di se deve essere accompagnato anche da una ricerca spirituale. Lo sa bene il “cristiano” (in riferimento a chi segue Gesù Cristo,) dove la conoscenza del Signore si accompagna sempre alla conoscenza di sé, in virtù dell’antropologia cristiana, che parte dall’assunto che “siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio” (Genesi 1, 26-27). Dalla più remota antichità ad oggi il bisogno di conoscere chi siamo veramente ha affascinato uomini di grande saggezza e ricchezza interiore: “Realizza te stesso” (Pitagora); “Sei la misura di tutte le cose” (Protagora); “Diventa ciò che tu sei” (Nietzsche); “Conosci te stesso” (Socrate)  “Nessuno può conoscere Dio se non ha prima conosciuto se stesso” (Filocalia) “Uomo conosci te stesso, poiché il più grande dei tesori è seppellito dentro di te” (Blavatsky)

Per conoscere se stessi è necessario un percorso che contempli il guardarsi dentro, scoprire il proprio Io, ricercare gli elementi salienti del proprio passato, proprio delle scienze mediche e psicologiche e, il guardare oltre a Dio, alla spiritualità (P. Riccardi, Psicoterapia del cuore e beatitudini, ed. Cittadella 2018). Questo significa che per un’autentica e profonda conoscenza della propria interiorità l’uomo non deve essere schiavo della sua stessa immagine. Tante volte confondiamo l’apparire con ciò che realmente siamo. Molte delle insoddisfazioni esistenziali derivano da questa confusione per cui spesso accade che l’unico rapporto che abbiamo è con la nostra immagine, la nostra posizione sociale, il nostro ruolo assunto e ad essa diamo molta più importanza e credibilità di quanto si dovrebbe (P. Riccardi “Ogni vita è una vocazione per un ritrovato benessere, p. 55 capitolo “Essere è meglio che apparire” ed cittadella 2014) e la nevrosi da mancanza di senso è assicurata. E’ di dominio pubblico come molte persone pur avendo e ricoprendo cariche importanti vivono una vita insoddisfacente.

Pasquale Riccardi | Notiziecristiane.com