“UN MESSAGGIO RITROVATO”. Nuovo studio sul monogramma di Cristo

Nuovo studio sul monogramma di Cristo situato nell’area

dell’ambasciata USA a Roma

 

Quando gli apostoli Pietro e Paolo riuscirono, seguendo itinerari diversi, a raggiungere la capitale dell’impero romano, quest’ultima già accoglieva un nucleo non debole di cristiani. La stessa Lettera ​​ di san ​​ Paolo1 e quella del ​​ vescovo di Antiochia, Ignazio2, ​​ attestano una presenza di fedeli capace di costituire un interlocutore serio, non generico. Sul piano organizzativo ​​ i cristiani si riunivano ​​ in piccoli gruppi in quelle case che, per dimensioni, potevano accogliere un certo numero di persone ​​ per la celebrazione liturgica. In questa fase degli inizi si verificò un primo dramma con le decisioni neroniane (64-67 d.C.) alle quali seguirono, in un modo discontinuo, ulteriori momenti dolorosi. Tra i seguaci di Cristo, pur nelle ore di prova, non venne meno un collegamento. Ciò si realizzò ​​ soprattutto in ambito privato. In tale contesto, nelle ore più drammatiche, furono scelti dei modi per comunicare messaggi senza correre il rischio di essere arrestati e condannati. Al riguardo, vennero utilizzati soprattutto dei simboli.

 

La Roma dei primi secoli dopo Cristo

Nel momento in cui i primi cristiani ​​ raggiunsero Roma, l’Urbe si presentava con un volto diverso rispetto al periodo successivo all'incendio del 64 d.C.. Molti ​​ monumenti (divenuti in seguito famosi) non erano stati ancora realizzati. L’Anfiteatro Flavio (il Colosseo) verrà ​​ costruito ​​ nel tardo I secolo (anni di Vespasiano). Il ​​ Pantheon (nella forma attuale) fu edificato nel II secolo (durante l’impero di Adriano). Esistevano comunque ​​ varie strutture significative. Oltre ​​ ai templi, alle basiliche civili, ai portici e all'antico foro con l'aula del Senato, la capitale era caratterizzata dalla presenza di teatri e di circhi (metà I secolo). La passione della popolazione ​​ per i diversi spettacoli traeva origine ​​ dall'èra della Repubblica, e il più grande dei circhi, denominato appunto circus maximus, funzionava già nel IV secolo a.C.. Tra la fine della Repubblica (31 a.C.) ​​ e il regno del primo imperatore, Ottaviano Augusto (27 a.C.-14 d.C.), vennero realizzate nuove strutture di intrattenimento pubblico nella vasta pianura a nord dell'area urbana antica: il cosiddetto Campus Martius o ‘Campo di Marte’.3 Questi teatri, unitamente ​​ ad altri nuovi monumenti nel Campo di Marte ​​ (l'Altare della Pace, l'Orologio solare e il Mausoleo di Augusto) costituivano in pratica un nuovo quartiere a impronta monumentale, con ​​ un accentuato impiego di marmi e di statue. I teatri romani si presentavano di vaste dimensioni. Il più antico, quello di Pompeo4, ​​ inaugurato nel 55 a.C., aveva una cavea di circa 150 metri di diametro e una scena di 90. Il Teatro di Balbo5, inaugurato nel 13 a.C., aveva un diametro di 90 metri; il Teatro di Marcello, a nord del Colle Capitolino, inaugurato nel 13 o forse nell’11 a.C., era alto 33 metri, con un diametro della cavea di 130 metri, e una capienza di quindicimila spettatori.

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Roma. Epoca ​​ imperiale

 

Più grandi ancora erano le strutture adibite alle corse dei cavalli, alle gare con bighe. ​​ Il Circus Flaminius, demolito nel periodo di Augusto, misurava 400 metri per 260. Il Circo Massimo misurava in lunghezza 600 metri, ed era largo 200. In confronto, il Circo di Caligola e Nerone, posto sull’altra riva del Tevere6, rimaneva un edificio modesto (323 metri per 74). Queste strutture di notevoli dimensioni, che attestavano il primato (e il potere) imperiale7, ​​ e la sua capacità di  ​​​​ far convergere un elevato numero di persone verso un unico punto centrale (l’Urbe), dovevano essere note alla primitiva Chiesa di Roma.