APP IMMUNI: tutto bello?

Come molti sapranno, l’emergenza legata al covid19 ha spinto il governo Conte ad avvalersi della tecnologia elettronica e così approvare l’applicazione per cellulari meglio nota come “App Immuni”, ossia un sistema satellitare GPS che rileva eventuali soggetti colpiti dal virus, ne verifica la distanza sociale e li avvia poi ai prescritti controlli sanitari, limitando il contagio con altri individui. Questa tecnica di monitoraggio si basa sul “contact tracing”, cioè un meccanismo satellitare che permette di salvare sullo smartphone i contatti avuti con terzi, ovviamente in maniera anonima; in altre parole, ogni qualvolta due cellulari dotati dell’App Immuni si “incontreranno”, ovvero rimarranno ad una certa distanza per un determinato spazio temporale, quest’applicazione scambierà i dati identificativi in forma anonima, memorizzando gli eventuali contatti avuti con altre persone.

Nonostante venga sottolineato dai media che la privacy verrà tutelata e, dunque, che non c’è alcun rischio di essere spiati, l’intento del governo nazionale è quello di combattere il coronavirus localizzando eventuali individui positivi e impedendo, in questo modo, che i contagi si sviluppino con le ovvie conseguenze. Tuttavia, per poter avere un’efficacia estesa e produttiva, è necessario che almeno l’80% della popolazione installi l’App, sebbene i politici sottolineino la “non obbligatorietà” del sistema e che non ci sarà alcuna limitazione di movimento per chi non intende usarla. La Bending Spoons, la società cui è stata affidata la licenza di attivare l’Applicazione, ha sottolineato che, almeno inizialmente, essa svilupperà l’App Immuni gratuitamente, trattandosi di un progetto non a scopo di lucro e, pertanto, teso al bene della collettività. In Cina, comunque, i sistemi di controllo del singolo si servono di webcam che rilevano la temperatura corporea mentre ci si muove in strada, identificando, in tal modo, eventuali soggetti con febbre oltre i 37 gradi per subito procedere ai controlli sanitari di rito. In Italia, come in altre nazioni colpite dalla pandemia, tutte le strutture ospedaliere si sono già dotate di rilevatori di temperatura a mezzo “pistola” scanner che l’operatore medico posiziona (è casuale?) sulla fronte del soggetto, onde consentire l’accesso al presidio, mentre altri presidi, al fine di evitare qualsiasi contatto fisico con l’addetto agli accessi, fanno entrare i visitatori uno ad uno in un piccolo fabbricato, laddove un monitor con telecamera a circuito chiuso inquadra il volto del soggetto e “legge” – a distanza – la temperatura corporea servendosi di un occhio-laser che (anche qui casuale?) va a posizionarsi sulla fronte.

Ora, al di là dell’utilità di queste strumentazioni elettroniche, considerato che la tecnologia satellitare è diffusa in tutto il mondo e controlla varchi, accessi, movimenti eccetera (vedi mio articolo sulla tecnologia digitale pubblicato su CDM di marzo-aprile del 2019), quale difficoltà sussiste perchè tutto questo progresso elettronico arrivi ad essere applicato (e poi imposto!) nelle compravendite dei mercati mondiali? Se già adesso, per via di questa emergenza pandemica, un semplice monitor è capace di identificare i dati di un soggetto “puntando” proprio sulla fronte un raggio laser invisibile per misurarne la febbre, cosa rende impossibile un domani servirsi dello stesso sistema per “obbligare” la gente a comprare e vendere, a condizione il soggetto si sia fatto impiantare sulla fronte (guarda un po’!) o sulla mano destra una specie di codice tatuato elettronico? Il nemico non farà scappare le sue prede poiché la seduzione è il suo forte, perciò esorto il lettore a seguire con attenzione le news correlate con tutte le diavolerie tecnologiche di questi tempi, pur se alcune siano utili per il progresso umano, dato che il marchio di Apocalisse 13:16-18 diventerà “obbligatorio” (versetto 17) solo quando il popolo non potrà fare a meno di accettarlo, cadendo così succube dell’Anticristo.

E non credo siamo tanti lontani.

Salvatore Di Fede

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