Ehi, Dio! 2 parte

(Prima Parte) Lvalle,-montagne,-fiori-selvatici-161355a mattina dopo, quando scendemmo dalle nostre camere, mamma ci stava aspettando. Subito dopo colazione, scoppio la Bomba. “Va bene, ragazzi” disse. “Voglio che mi portiate ogni rivista, ogni libro e disco che non glorifichi Dio. Portare tutto qui”. Non avevamo alcuna idea di cosa volesse fare di una tale collezione. Ben presto ci accorgemmo che mamma sapeva esattamente tutto quello che succedeva in casa. Sapeva dov’era nascosta ogni rivista, ogni libro, ogni disco; fosse sotto il tappeto, sotto un materasso o nella stalla, lei lo sapeva. Così noi glieli portammo. Quando finì questo lavoro, disse qualcosa per cui ci convincemmo che lei era proprio “matta” come aveva detto papà. Ciò ordinò di staccare tutte le statue e tutti gli idoli dalle pareti e da tutt’intorno alla casa e portarli a lei. “Cosa intendi farne, mamma?” Lei sorrise e disse: “Li porterò tutti fuori e ne farò un grande falò”. “E’ così che il movimento pentecostale invade una casa?” mi domandai. “Distrugge la nostra fede e le nostre credenze, e poi prende tutte le nostre armi? Prende tutto ciò che abbiamo e lo distrugge?” E’ ciò che mamma fece. Non ci lasciò niente. Prese perfino i grani del rosario che portavamo al collo; poi ci facemmo un po’ indietro a guardare mentre le fiamme divoravano tutte le nostre stimate possessioni. “Vedete”, disse. “Non sono Dio. Bruciano”.

Quando le ultime fiamme lambenti diventarono carboni incandescenti, mamma riunì la sua prole e ci condusse in casa, dove ci attendevano nuove sorprese. Ci fece portare tutte le panche, tutte le sedie – qualsiasi oggetto sul quale un corpo potesse sedere – nel salotto e li fece allineare in fila ordinate come banchi di chiesa. Obbedimmo senza fare domande. “Va bene”, disse, mentre da dietro ispezionava il salotto con uno sguardo di soddisfazione sul viso. “Ora andate tutti a Burgettstown. Andate a casa delle vostre madrine, dei vostri padrini e delle loro famiglie”. E, credetemi, a quei tempi una una numerosa famiglia italiana aveva una grande abbondanza di parenti del genere. Prima che io potessi completare il mio pensiero, mamma aveva ricominciato a parlare. “Dite loro che la signora Foglio fa una gran festa stasera. Tutti sono invitati”. Era ancora mattina presto, c’era una lunga giornata davanti a noi e anche a quell’età molto giovane sapevo già che quando si diceva a un italiano che c’era una festa, lui cominciava a fare digiuno. Almeno era così a quei tempi. Potevi essere sicuro che non toccava cibo tutto il giorno. Io, i miei fratelli e le mie sorelle andammo a Burgettstown e invitammo settantotto persone alla festa. Tornando a casa, osservai la mamma attentamente per il resto della giornata.

E’ un miracolo che questo povero ragazzo italiano non si sia presa un’ulcera. Vedevo che mia madre non stava cucinando niente. Di che festa parlava? In quei giorni una festa italiana durava diversi giorni. Mamma non aveva preparato né ravioli, né lasagne, né spaghetti, né salami. Assolutamente niente. Non riuscivo a capire. Si fecero le cinque e le sei. E non c’era ancora un segno che si stava preparando una festa. Mamma avrebbe dovuto certamente fare un miracolo, e avrebbe dovuto farlo in fretta. Le sette! Gli ospiti cominciavano ad arrivare. Arrivavano con le loro pipe, le loro sigarette ed enormi sorrisi sulle labbra, pregustando il cibo. Si guardarono intorno. Niente cibo. Infatti, c’è una storiella fra gli italiani. Si dice che quando un italiano si trova in una città che non conosce, mette la testa fuori dal finestrino della macchina e riesce a sentire l’odore di un ristorante ad un miglio di distanza. Ma non c’era nessun odore di cibo a casa nostra. Io mi domandavo: Dio mio, cosa succederà qui stasera quando sapranno che non c’è festa? Non conoscevo i piani di mamma, ma poteva succedere di tutto. Avrebbero potuto mettere mamma sotto i piedi fino ad ammazzarla – e anche noi. Settantotto italiani affamati! Nulla è più pericoloso di un italiano non salvato che ha fame. Poveri noi! probabilmente ci faranno arrosto. Pregai: “Dio mio! Faresti bene a fare tu qualcosa qui. Maria, Madre di Dio, aiutaci tu”. Solo mamma aveva disertato il cattolicesimo. Lei ci fece condurre gli invitati nel salotto. Si sedettero sulle sedie, sulle panche e sugli sgabelli che avevamo disposti in file. Mamma entrò nella stanza. Non ho mai avuto un coraggio simile in tutta la mia vita. Salutava,, faceva gli inchini e continuava a mostrare quel gran sorriso da un orecchio all’altro. Teneva qualcosa nascosto dietro la schiena. Guardai. Quel libretto nero! La vista di quel libretto fu abbastanza per me. Presi posto in prima fila, vicino alla porta, in modo che potevo uscire per primo e scappar via. Le mie sorelle avevano tanta paura che si mordevano le unghie fino alla prima nocca. Mamma disse: “Vi ho promesso una festa e ne farete una. Vi parlerò di Gesù”.

Dissi: “Signore Gesù e Madre Maria, aiutateci. Sant’Antonio e San Cristoforo, dove siete?” Non sentivo niente, eccetto mamma che predicava. Mi guardai intorno e vidi settantotto italiani paralizzati. Le loro bocche erano spalancate e i loro occhi erano diventati più grandi dei proverbiali piattini. Notai un uomo in particolare. Un sigaro acceso gli sfuggì dalla bocca, gli cadde su una gamba e gli fece un buco nei pantaloni, ma lui neppure si mosse. Mamma parlò loro di Gesù, della gioia e della pace che lei aveva trovato. Poi cominciò a emettere quei curiosi suoni. Dissi “Questo farà traboccare il vaso”. Sta a vedere come voleranno le sedie! Finiranno fuori dalla finestra!” Ma non si verificò niente del genere. Tutti si inginocchiarono a mamma pregò. Pregò per settantotto peccatori, più undici non ancora salvati della sua famiglia. Cominciai a sentire dei singhiozzi in un angolo della stanza. Poi sentii qualcuno che singhiozzava dall’altro lato, dietro a me e tutt’intorno a me. Quella gente stava piangendo. Quando mamma disse “amen”, si alzarono. Non c’era un solo occhio asciutto tra quelle settantotto persone. Mamma domandò loro: “Vi è piaciuta la festa?” Loro chiedevano: “Quando ne faremo un’altra?” Quella fu la prima riunione di preghiera tenuta da mamma. Da qual giorno ne ha tenuto una ogni settimana per trentanove anni e non c’è stata una sola persona fra loro che parteciparono alla prima, che alla fine non sia stata salvata e riempita di Spirito Santo. Mamma cominciò a guidare tutto da “Cosa dice la Bibbia?” Quando si presentava un problema, diceva: “Un momento!” Poi sfogliava le pagine della Bibbia. “Ah! Ecco, ho trovato! Sentite cosa dice la Parola di Dio. Mio padre andava di male in peggio. Non parlava più. Per tre mesi dormì ogni notte sul pavimento. Aveva paura di dormire nello stesso letto con mamma. Una volta lo vidi che le stava per darle uno schiaffo. Si fermò. Temeva che avrebbe ritirato un moncone invece della mano. Non si avvicinava a lei. Non la toccava. Perfino lui rispettava gli unti di Dio. Un giorno, leggendo la Bibbia, mamma fu ispirata a intraprendere una missione di visite tra le famiglie italiane dei paesi vicini, per parlare loro di Gesù, proprio come la famiglia Montecalvo aveva testimoniato a noi. “Venite, ragazzi. Venite con la vostra mamma,” due o tre di noi andavamo con lei di porta in porta nei vicinati italiani.

Immaginate un pò, portarsi dietro ragazzi cattolici per testimoniare insieme con lei. Alla prima missione camminammo cinque o sei miglia per raggiungere la prima casa nel paese più vicino. La popolazione era il 75 % cattolica e mamma era una donna piccola. Ma era piena della potenza dello Spirito Santo e svolse un’opera imponente. Una domenica mattina, padre McCashin diede uno sguardo alla sua congregazione durante la prima messa e si accorse che sette file di banchi erano vuote. Urlò rabbiosamente: “Cosa sta succedendo qui?” Era la prima volta che lo si sentiva dire una parola in inglese. “Dove sono i Foglio? Dove sono i Sarracino? E i Boni?” Il buon prete aveva predicato a famiglie numerose. Ora, quando una mamma e un papà venivano salvati, l’intera famiglia entrava a far parte della nostra chiesa, il che voleva dire dodici, tredici, quattordici o quindici figli. Istituivamo una nuova classe nella scuola domenicale ogni qualvolta una famiglia veniva salvata dal Signore. Uno dei parrocchiani si alzò e disse la prete: “I santi che si rotolano (così erano chiamati i pentecostali) stanno rubando le nostre famiglie”. Il prete non perse tempo per formulare un piano per respingere l’attacco. Disse alla congregazione: “quanto questa gente si presenta a casa vostra, non l’ascoltate. Otturatevi le orecchie. Non fateli entrare. Colpiteli con qualsiasi oggetto a portata di mano. Non aprite nemmeno la porta”. Quello fu il tipo di resistenza in cui mamma si imbatté il giorno dopo quando si avviò in un quartiere italiano. Lei guidava il gruppo.

Due mie sorelle le camminavano al fianco mentre io li seguivo svogliatamente a una decina di metri. Mamma bussò all’uscio di una casa. Notai che qualcuno aveva tirato le tendine della finestra vicino alla porta e un donnone guardava fuori attraverso i vetri. Aveva uno sguardo cattivo. Un attimo dopo apri la porta e rimase sulla soglia con un secchio d’acqua bollente in mano. Capii che l’acqua era scottante dalla quantità di vapore che si alzava da essa. Mi resi immediatamente conto di quello che la donna aveva in mente di fare perché l’impressione del suo volto non c’era amore. Ma mia madre aveva una certa abilità nel disarmare la gente. Le sorrise con dolcezza e la salutò. “Cosa vuoi?” domandò la donna. “Ti voglio parlare di Gesù”. “Va bene, parla pure, ma in fretta”. Mamma parlò alla donna di Gesù e del Suo amore per noi. Le parlò di Dio, del Suo piano di salvezza; di ciò che lei provava, della gioia che riceveva dal conoscere e dall’amore Gesù. Prima che mamma finisse solo metà del discorso, quella donna aveva messo a terra il secchio, e quando mamma finì di parlare, piangeva e si asciugava le lacrime col grembiule. Mamma disse; “Ora faresti bene a lavare i pavimenti prima che l’acqua si raffreddi. “La donna afferrò mamma, l’abbracciò e disse: “Lo sai che stavo per buttartela addosso?” Mamma lo sapeva ma non aveva paura. Aveva l’unzione dello Spirito Santo su di sé. Dopo aver messo sottosopra quel paese, decise di recarsi a Steubenville, nello stato dell’Ohio. In qui tempi il quartiere italiano si Steubenville era così pericoloso che la gente aveva paura di uscire di casa di sera. Gli abitanti di quel vicinato erano tanto violenti che neanche i cani camminavano per le strade dopo il calare della notte. Mamma fu avvertita di non andarci. “Il Signore mi ha ordinato di andarci e io ci vado”.

Di solito mamma cominciava a testimoniare in un vicinato dalla prima casa di un isolato e continuava a camminare lungo lo stesso lato della strada; al ritorno si spostava su lato opposto. Un giorno che stava visitando un ceto isolato, io non ebbi voglia di accompagnarla. Andarono con lei le mie due sorelle, Jessie e Yoland. A metà isolato si avvicinarono a una casa e mamma bussò all’uscio. La porta si aprì immediatamente e sulla soglia apparve un uomo alto due metri che doveva pesare quasi un quintale e venti; con la sua mole riempiva tutto il telaio della porta. “Entrate!” ordinò. Entrarono, e lui sbatté la porta con violenza e vi si appoggiò contro con tutto il peso. In una mano aveva un coltello da macellaio lungo quasi 45 centimetri. Lo mise contro la gola di mamma. Lei sentiva la lama premere sulla pelle del collo. “Ora vediamo se il tuo Gesù ti può salvare. Ucciderò te e le tue figlie”. L’uomo le aveva minacciate senza sapere neppure se mia madre e le mie sorelle conoscevano Gesù. Non c’era stato tempo di nominare Gesù prima che la minaccia fosse formulata. Per avere una tale conoscenza quell’uomo doveva essere posseduto dal demonio. Mia madre allora non lo sapeva, ma in seguito venimmo a sapere che l’intero quartiere temeva quest’uomo. Aveva osservato mamma e le mie due sorelle attraverso la finestra del salotto, aveva spiato ogni loro movimento e aspettava ansiosamente che bussassero alla sua porta per farle entrare e ammazzarle. Quella era la sua unica intenzione. Continuava a premere il coltello sulla gola di mamma. Le mie sorelle furono colte dal panico.

Ma mamma si limitava a sorridere, come se il coltello non ci fosse. “ti voglio parlare di Gesù”. “Parlamene, ma in fretta, perché dovrai morire”. Gli parlò di Gesù in pochissime parole e quando finì, lui le domandò: “Hai finito?” “Desidero solo un altro favore da te”. “Che favore?” “Desidero pregare prima che tu mi uccida”. “Va bene, prega, ma sii breve”. Si mise in ginocchio. L’uomo le appoggiò la punta del coltello sulle spalle. “Ehi, Dio! Tu sai che costui non si rende conto di quello che fa. Guardalo, o Dio. Tu lo ami: Hai dato Tuo Figlio per lui. Se fosse l’unico uomo vivente, Dio, Tu daresti ancora Tuo Figlio. Signore, benedicilo. Signore, salvalo. Signore, io lo amo. Anche se mi ucciderà, Signore, lo amerò sempre”. Il coltello cadde rumorosamente sul pavimento. L’uomo cadde disteso, mise le braccia intorno alle caviglie di mamma e non voleva lasciarle più. “La preghiera mi ha toccato il cuore”, urlò. “Mi ha salvato, guarito, liberato. Lo Spirito Santo e la potenza di Dio mi hanno liberato”. Si alzò, afferrò mamma e le mie due sorelle e le abbracciò con tale forza che quasi le spezzò a metà. Dio aveva un motivo per salvare quell’uomo; egli diventò una guardia del corpo per protezione di mamma e del suo gregge. “D’ora in poi, ogni qualvolta venite in questo quartiere”, disse, “fatemi venire con voi per proteggervi”. Dio lo aveva salvato per la virtù dello Spirito Santo, ma i suoi occhi rimasero quelli che erano prima. Testimoniava alla presenza di un gruppo e piangeva, ma i suoi occhi brillavano come due pezzi d’acciaio gemelli.

Tutto l’odio accumulato durante gli anni aveva lasciato le sue cicatrici, ma egli aveva la gioia del Signore nel cuore. Mamma e le mie sorelle lo andarono a chiamare a casa; lui prendeva il libretto nero e andava con loro a visitare altre famiglie. Bussava a una porta. Chiunque rispondeva si trovava davanti quest’uomo enorme. “Che, cosa volete?” ” I miei amici desiderano parlarti di Gesù. Hai niente in contrario?” Chi si metteva a discutere con un uomo che quasi riempie l’ingresso? “Oh, no! Per favore, entrate”. Molti diedero ascolto, si convertirono e furono battezzati nello Spirito Santo. Così fu stabilito un gruppo di preghiera, che più in là si sviluppò e diventò una chiesa, una meravigliosa testimonianza di quello che una piccola donna può fare per il Suo Signore e Salvatore quando ha la forza della fede. La sua fede e il suo ardore nel testimoniare mi fanno venire in mente Atti 4:29: “E adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servitori di annunziare la Tua Parola con ogni franchezza”. Gesù dice che “un profeta è sprezzato nella sua casa”, Ciò fu vero anche per la madre della nidiata Foglio. Il marito e i figli erano pigri quando si parlava di convertirsi alla sua fede. Fui il primo in famiglia ad accettare l’insegnamento di mamma e ad essere riempito di Spirito Santo.

Francesco La Manna – notiziecristiane.com

Storie di Fede Vissute

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