Curiamo la nostra Terra

Una colonna di fumo si vede in lontananza tornando verso casa questa sera. Stranamente non è di quel nero intenso prodotto dalla plastica e dalla gomma. Questa volta è quasi bianca, e immaginandola parlante come a voler dire “sono innocua”, ma è una grandissima menzogna. Non c’è fumo che non rechi danno all’ambiente e alle persone. Per quanto riguarda questo testimonia la sua pericolosità il fatto che stare all’aperto solletica la gola. Allora meglio rincasare e chiudere tutte le finestre in cerca di una domestica sicurezza. Rintanarsi in casa, a questo siamo ridotti. Meglio soffrire il caldo che avvelenarsi all’aria aperta. Tanto un climatizzatore risolve il problema. Magari potessero esserci apparecchi in grado di purificare l’aria che respiriamo … Situazioni del genere fanno parte purtroppo della quotidianità nei nostri territori (la striscia di comuni tra le provincie di Napoli e Caserta nota come Terra dei Fuochi), ma che nell’ultimo periodo è andata sempre più riguardando la totalità del nostro paese. Non più il calar della sera come denominatore comune dei roghi che continuano ad avvelenarci, perché ora si è passato agli incendi delle discariche. Siamo vittime di una situazione apparentemente senza via di scampo, viene di tanto in tanto di commentare. Il pensare in questo modo però ci rende complici dei carnefici della nostra “sorte”. La verità è che si sta perpetrando una carneficina, un lento e costante crescere di malattie legate alla tossicità che respiriamo o mangiamo è documentato e i risultati di questi studi sono su tutti i tavoli che contano.

Assodato ormai, anche con la Bibbia alla mano, che l’origine di questa scempio resta l’avidità di individui (1 Timoteo 6:10) senza intelligenza, di corta veduta e di bassezza assoluta, a noi tocca reagire. Ben vengano le mobilitazioni “green” per sensibilizzare la politica mondiale a un cambiamento generale. Ma se vogliamo che qualcosa cambi davvero, cominciamo a cambiare ognuno di noi. Nelle primissime pagine bibliche leggiamo che “Dio il Signore prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse” (‭Genesi‬ ‭2‬:‭15). La custodia del creato è il primo compito assegnato all’uomo dal Creatore. La terra che Dio ci ha affidato merita le nostre cure, non possiamo restare a guardare lo scempio che quotidianamente viene perpetrato nei suoi confronti a danno della salute di tutti. La mia fede mi spinge a implorare l’aiuto e la guida di Dio per fermare la mano assassina dell’ignoranza. Sì, perché mentre alcuni muovono fili infami, alcuni spinti dalle ristrettezze economiche continuano a rendersi artefici di azioni indegne: per sbarcare il lunario, affondano la nave. Il primo intervento politico è spostare questa manovalanza ad altri impegni. La ripresa del lavoro potrebbe certamente aiutare. Ma occorre innanzitutto lavorare per una presa di coscienza e un cambio di mentalità, se preferite “un rinnovamento della mente”. La battaglia intrapresa da quanti si sono caricati del dolore e della sofferenza della gente del territorio merita non solo il plauso distante seppur compiacente, ma un sostegno di preghiera a Dio, parole di incoraggiamento e una presenza che rafforza mani deboli e ginocchia vacillanti. Difendiamo il nostro presente per garantire in minimo di futuro per le generazione che verranno dopo di noi, a cominciare dai nostri figli. Non può continuare ad accadere come a Gesù dinanzi a Pilato, quando alla domanda “Chi volete vi liberi?” la folla gridò il nome di Barabba. Cosa voglio dire? Siamo tutti contrari all’inquinamento, vogliamo tutti la salute nostra e dei nostri figli, bramiamo un mondo pulito e più ospitale, ma poi al momento di gridare, di scegliere continua a vincere il nome di Barabba, ossia il marcio, lo sporco, il corrotto. È ora di dire “Basta”.

Resta ancora complicato muoversi responsabilmente e assumere decisioni nel pieno rispetto degli altri. L’amplificazione di voci e denunce sarà come far suonare un maggior numero di campane, al fine di svegliare le coscienze assopite di molti cittadini ancora, e poi di ricordare a quanti eletti a ruoli pubblici a difendere la gente e a governare avendo cura e non curando sé stessi. Non c’è mattina che non si incrocia un triste annuncio funebre: che pugnalata ogni volta. E quanto più l’età è bassa, maggiore è la sensazione di dolore e impotenza. La Bibbia da cui attinge la mia fede è smossa dal gemito che la terra eleva attendendo la manifestazione dei figli di Dio, bramando di essere liberata dalla schiavitù della corruzione. «Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio; perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio» (Romani 15:19-21). I profeti che incontro nell’Antico Testamento non sono rimasti in silenzio. Chi ha provato a scappare ha dovuto cambiare idea, perché essere al servizio di Dio vuol dire fare ciò che Lui comanda. Altri lo hanno fatto denunciando il peccato senza timore di rimetterci la testa. Probabilmente ad alcuni starà stretta un applicazione biblica alla tutela del creato. Per costoro Dio è solo il Salvatore o Redentore. La Bibbia me lo presenta innanzitutto come Creatore e il Creato «era molto buono», prima che finisse nelle mani dell’uomo.

Forse parlo da ferito. E chi non lo è da queste parti? Ho combattuto per il mio primo figlio, non ho avuto la possibilità di farlo per l’unica femminuccia in arrivo … Ho visto consumarsi la bambina di un caro fratello, di un altro e di un altro ancora. Ho accompagnato feretri e celebrato funerali. Non si possono contare, non meritano una conta quelli colpiti e condannati a lasciarli, ma di vivere e vivere ancora. Il lavoro della magistratura, anche se a rilento, sta circuendo delle aree e stringendo il raggio di azione delle cosche. Le colorite storie dei pentiti vengono rese giornalisticamente quasi come opere letterarie. Non basta se non cambia l’atteggiamento di indifferenza di tanti, che continuano a vivere da spettatori una situazione che non pensano li possa mai colpire. Nessuno si senta al sicuro, e quando accadrà allora sarà inutile farsi domande. Non cerchiamo neanche le risposte. Cambiamo atteggiamento. I rifiuti sono parte di noi, di quello che compriamo, usiamo e produciamo: trattiamolo nel modo che ci rechi il minor danno possibile. Si smetta di gettarli dove capita, basta che non sia fuori casa propria. I rifiuti sono come il peccato, ti ritrovano sempre. Quando vedi o noti azioni nocive non voltarti altrove, segnala e denuncia. Chi brucia o deposita rifiuti è come il ladro che entra in casa: non restare a guardare. Ho scritto queste parole per aggiungere la mia voce a sostegno di azioni a difesa del creato che il buon Dio ha affidato alle nostre nude mani. Se lo ha fatto, credo abbia avuto fiducia di noi. Ritengo che essere credente è essere anche impegnati a difesa dell’opera delle mani di Dio. Non deludiamolo.

Foto di Mateusz Kapciak, www.freeimages.com

Elpidio Pezzella | elpidiopezzella.org

Ti è piaciuto l'articolo? Sostienici con un "Mi Piace" qui sotto nella nostra pagina Facebook per restare informato...