Israele è l’unico paese “libero” in Medio Oriente

Israele è l’unico paese “libero” di tutto il Medio Oriente. Lo afferma, nel suo rapporto annuale diffuso a metà gennaio, Freedom House, organizzazione non governativa internazionale con sede a Washington dedita al monitoraggio della diffusione della libertà nel mondo. La valutazione di Freedom House appare in netto contrasto con ciò che sostengono molti critici, sia all’interno di Israele che all’estero, secondo i quali i valori democratici dello stato ebraico si starebbero rapidamente erodendo. “Israele è e rimane l’unico paese libero in tutta la regione” si legge nel rapporto, intitolato “Freedom in the World 2013” (Libertà nel mondo 2013), pubblicato per combinazione proprio pochi giorni prima che Israele andasse alle elezioni per il rinnovo della Knesset.
“Negli ultimi anni – spiega il rapporto – vivaci discussioni hanno accompagnato alcune proposte di legge che potrebbero minacciare la libertà d’espressione e i diritti delle organizzazioni della società civile. In quasi tutti i casi, tuttavia, queste misure sono state respinte dal Governo e dal Parlamento, o sono state bloccate dalla Corte Suprema”. Il rapporto registra anche le crescenti controversie che agitano la politica israeliana circa il ruolo dei cittadini ultra-ortodossi e la loro posizione su questioni come il servizio militare e l’eguaglianza di genere. La posizione in classifica di Israele è completamente diversa da quella dei territori di Cisgiordania sotto il governo dell’Autorità Palestinese e da quella della striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas, entrambe aree classificata come “non libere”. Analogamente, dal rapporto emerge che Israele è circondato da paesi dove la libertà non è esattamente all’ordine del giorno. Il rapporto, che classifica i paesi del mondo in base al livello delle libertà politiche e civili, qualifica Giordania e Siria come paesi “non liberi”; Egitto e Libano come “parzialmente liberi”. In fondo alla scala delle libertà, dei nove paesi a cui viene aggiudicato il punteggio peggiore, due sono in Medio Oriente: Arabia Saudita e Sudan. “Non liberi” anche Algeria, Bahrain, Iraq, Iran, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Yemen, mentre Tunisia, Kuwait, Libia e Marocco vengono definiti “parzialmente liberi”.
È interessante notare che la Turchia, il cui primo ministro Recep Tayyip Erdogan non perde occasione per accusare Israele di presunte violazioni dei diritti umani, nel rapporto di Freedom House risulta soltanto “parzialmente libera”. Secondo il rapporto, nei suoi primi anni al governo Erdogan aveva propugnato alcune importanti riforme volte a stabilizzare il governo civile, promuovere elezioni più eque e qualche passo esitante verso maggiori diritti per le minoranze. “Più di recente, però – continua il rapporto – il suo governo ha incarcerato centinaia di giornalisti, accademici, rappresentanti di partiti dell’opposizione e ufficiali delle forze armate, nel quadro di una serie di azioni giudiziarie contro presunte cospirazioni e contro le organizzazioni curde.
La Turchia attualmente è prima al mondo per il numero di giornalisti incarcerati, e i fautori della democrazia esprimono profonda preoccupazione per la condizione della libertà di stampa e dello stato di diritto”.

Secondo il rapporto, “l’anno scorso si sono avute ulteriori prove che i paesi del Medio Oriente, a lungo soggiogati a dittatori, stanno rapidamente sviluppando società civili resistenti e informate, decise a respingere i tentativi di bloccare la libertà di espressione e di pensiero, di distorcere i processi elettorali, di concentrare il potere nelle mani di autorità militari o religiose. In questo contesto, governi o fazioni che cercano di ridurre la libertà potrebbero incontrare sempre maggiori difficoltà”. Allo stesso tempo però “il Medio Oriente, mentre vive alcuni cambiamenti estremamente significativi, registra anche grandi processi di degrado, con una lista di paesi in via di peggioramento come Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Siria ed Emirati Arabi Uniti”.
Nella classificazione di Freedom House, un paese è “libero” quando è dotato di un’aperta competizione politica, un clima di rispetto per le libertà civili, una significativa vita civica indipendente e mass-media indipendenti. Un paese è “parzialmente libero” quando ha un limitato rispetto per i diritti politici e le libertà civili, mentre un paese “non libero” è quello in cui mancano i fondamentali diritti politici e le libertà civili vengono ampiamente e sistematicamente negate.

(Da: Jerusalem Post, 21.1.13)

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